sintonie

 

Il concetto del “riciclo prezioso” illustrato nella sezione Legami è alla base anche della linea Sintonie, solo che qui la lavorazione si fa più contaminata. Il progetto condivide, infatti, la stessa matrice affettiva e la medesima tensione innovativa mirata a scovare nella memoria la propria identità, ma prevede l’utilizzo di pizzi e merletti cuciti d’oro e ornati di pietre. L’oro si fa dunque sottilissimo, un filo che simbolicamente (col)lega, e fa dialogare, forme e materiali, storie e culture, passato e presente. Una tecnica funzionale al significato che le creazioni vogliono veicolare, alla sintonia che si vuole stabilire tra frequenze diverse grazie a una tonalità comune. A un filo conduttore che cuce insieme le parti. 


Sì, ma cosa vuol dire cucire? Se l’è chiesto un artista “ritroso e sintattico” come Guido Strazza e la risposta che si è dato esprime molto bene il senso più intimo delle Sintonie. Per questo prendiamo qui in prestito le sue parole: “Un ago entra o esce da qualcosa lasciandosi dietro un filo, segno del suo cammino che unisce luoghi e intenzioni. Più che il saldare o l’incollare che forzano insieme estraneità, il filo unisce come si unisce guardando o parlando”. Ecco quello che idealmente faccio cucendo con fili d’oro: tesso un dialogo, lavoro a una trama. 


Non solo. Mi piace minimizzare un materiale prezioso come l’oro, ridurlo ai minimi termini e, in fondo, alla sua indole fisica, che è quella di essere un eccellente conduttore, dunque un veicolo, un filo che unisce “come si unisce guardando o parlando”, e il più solido e insieme il più malleabile dei metalli, dunque un tramite tenace e insieme morbido. Intendo così proporre e valorizzare il materiale non sulla base della sua quotazione economica ma a partire dalle sue proprietà intrinseche e dall’impiego che queste proprietà inducono e autorizzano. Attribuire valore all’essenza e sfruttare le potenzialità, non sfoggiare una preziosità solo estetica.

 

 

Il filo spezzato può essere riannodato,

ora tiene ma è spezzato

Forse un giorno torneremo ad incontrarci

Ma là dove mi hai lasciato

Non mi troverai mai più

 [Bertolt Brecht]