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Il mio nome contiene il simbolo chimico dell’oro: Au. Mi piace pensare che fare gioielli sia davvero il mio destino. E lo seguo dal 1984 quando a Jesi, da dove sono partita, ho iniziato a intessere la trama del mio progetto professionale intrecciando le mie radici, la mia storia e appunto il mio destino aureo. Non per caso è quello l’unico metallo che stuzzica la mia creatività: il più prezioso, duttile, antico, inattaccabile, che vive insinuato nelle viscere della Terra, le rocce e l’acqua. Lo accosto a pietre, opali, pizzi e a qualunque cosa m’ispiri poesia, eleganza, armonia, essenza. Poi mi piace resuscitare gioielli dimenticati in un cassetto per restituirgli nuove forme di vita. Senza nostalgie, piuttosto con infinito rispetto per ciò che è stato e che può diventare.

 

Sono più miti le mattine


e più scure diventano le noci


e le bacche hanno un viso più rotondo,


la rosa non è più nella città.


L’acero indossa una sciarpa più gaia
,

la campagna una gonna scarlatta.

Ed anch’io, per non essere antiquata,


mi metterò un gioiello.


[Emily Dickinson]