legami

 

L’equilibrio, la sperimentazione e la ricerca sono sempre stati l’energia della mia immaginazione. Negli anni è diventato un piacere trasmettere sapienza, memoria e tradizione attraverso il lavoro artigianale, un piacere che ha trovato uno sbocco creativo anche nel recupero del gioiello antico, quello che ereditiamo da mamme, nonne e zie, quello che non indossiamo più ma al quale siamo affettivamente legate.

L’idea è di rimaneggiare vecchi gioielli perché non rimangano ricordi chiusi nei cassetti o nelle casseforti ma appartengano davvero a chi li custodisce. Anelli, spille e orecchini antichi ma anche i più classici gemelli di famiglia possono diventare oggetti nuovi e di nuovo indossabili, perché rinnovati rispettando la linea dell’oggetto d’epoca ma anche lo stile di chi lo porterà ora.


La chiave è, dunque, leggere la modernità nella conservazione, recuperare e trasformare ciò che abbiamo per non perdere e per non dimenticare, come ci suggerisce anche lo spirito dei tempi, minato da una crisi che sollecita una via alternativa allo sviluppo. Così è nata l’idea del “riciclo prezioso”, ovvero l’allestimento di una mostra itinerante dedicata al “gioiello recuperato” che negli anni è stata ospitata in luoghi dove l’artigianato nasce e si tramanda: le botteghe storiche.


Donare nuova vita a oggetti simbolicamente importanti per noi restituendogli un’intima preziosità è, per me, anche una via per riaccendere l’interesse verso la sapienza del saper fare, per tornare a un’etica del lavoro che non indulga al benessere di un capitale economico, ma al valore dell’unicità di un prodotto. Che risiede appunto nel rinnovato significato simbolico e affettivo di un oggetto, più che nella caratura di una pietra o in una fattura manierista. Tanto che spesso il mio lavoro mira a snellire, alleggerire, rendere meno pomposi proprio quegli oggetti che sono stati, e rimangono, emblema di ostentazione e sfarzo, i gioielli. 

 

 

Ho eseguito un gesto irreparabile,

ho stabilito un legame.

[Jorge Luis Borges]