legami

 

L’equilibrio, la sperimentazione e la ricerca sono sempre stati l’energia della mia immaginazione. Negli anni è diventato un piacere trasmettere sapere, memoria e tradizione attraverso il lavoro artigianale, un piacere che ha trovato uno sbocco creativo anche nel recupero del gioiello antico, quello che ereditiamo da mamme, nonne e zie, quello che non indossiamo più ma al quale siamo affettivamente legate.

Ma anche tessuti, pizzi, merletti e altri oggetti “cari" che possano trovare una nuova collocazione. La chiave è leggere la modernità nella conservazione, recuperare e trasformare ciò che abbiamo per non perdere e per non dimenticare, come ci suggerisce anche lo spirito dei tempi, minato da una crisi che sollecita una via alternativa allo sviluppo. Così è nata l’idea del ”riciclo prezioso", ovvero l’ allestimento di una mostra itinerante dedicata al "gioiello recuperato" che negli anni è stata ospitata in luoghi dove l’artigianato nasce e si tramanda: le botteghe storiche.

Donare nuova vita a oggetti simbolicamente importanti per noi conferendogli preziosità è, per me, anche una via per riaccendere l’interesse verso la sapienza del saper fare, per tornare a un’etica del lavoro che non indulga al benessere di un capitale economico, ma al valore dell’unicità di un prodotto. Che conduca allo sviluppo dell’ innovazione più legata alla vita e ai suoi bisogni, alla sua stessa sopravvivenza, onorando il mondo in cui viviamo. Sì, perché se è vero – com’è vero – che l’etimologia di mondo sta nella parola latina mundus, che significa ornare, traslando vuol dire che il mondo è un gioiello. Ma perde valore se chi lo indossa non se ne prende cura.

 

Il filo spezzato può essere riannodato,

ora tiene ma è spezzato

Forse un giorno torneremo ad incontrarci

Ma là dove mi hai lasciato

Non mi troverai mai più

[Bertolt Brecht]